A tema il «Tacuinum Sanitatis» conservato nella Biblioteca Gregoriana di Belluno

A tema il «Tacuinum Sanitatis» conservato nella Biblioteca Gregoriana di Belluno

Luglio 15, 2022 Off Di Adminb


Il professor Maurizio Tuliani, ricercatore di storia medievale di Siena ha fatto riempire la chiesa di san Giovanni Battista di Serravalle, a Vittorio Veneto, nel rievocare la medicina araba arrivata in Occidente con l’opera medica di Ibn Butlan, il «Tacuinum Sanitatis», resa nota soprattutto per intervento di Federico II. L’opera in questione è stata di fondamento per tutta la medicina occidentale, fino al passaggio a quella rinascimentale e poi a quella moderna e scientifica, che ha però perso la parte dedicata alla terra e all’anima.

Presente pure il vescovo di Vittorio Veneto, monsignor Corrado, che ha molto apprezzato l’iniziativa della mostra «Dalla cura della Terra alla salute del corpo e dell’anima», ricavata dal «Tacuinum Sanitatis» conservato nella Biblioteca Gregoriana di Belluno e allestita nell’adiacente chiostro rinascimentale, definendola di estrema attualità.

Tulliani è stato presentato dalla poliedrica Elena Modena del Centro Studi Claviere, l’ideatrice e conoscitrice del «Tacuinum Sanitatis», la quale ha spiegato la genesi della mostra e i suoi scopi ideali: far ritornare gli uomini e le donne consapevoli di sé e integrati nel solo vero equilibrio umano, quello che tiene conto dell’anima e del corpo, quindi della consapevolezza piena della vita, che è eminentemente relazione.

«La mia ricerca è partita dall’essere nutrizionista», ha esordito Tuliani, «e proprio come ricercatore ho incontrato Ibn Butlan, la cui opera medica è andata ben oltre gli aspetti del cibo». Ha quindi selezionato le opere esposte, aggiungendone altre tratte dal codice e non presenti in mostra, suddividendole appunto nelle tre sezioni di terra – corpo – anima e descrivendone il senso. Un’ora e mezza di nutrimento spirituale, oltre che ricco di suggestioni e curiosità, cui è seguito un dibattito.

Il rettore della chiesa di san Giovanni, don Gigetto, ha poi concluso richiamando l’esigenza di porre in pratica quanto contemplato, cioè «sentirsi terra – Adamo/uomo vuol dire terra – per far fronte al deperimento attuale, prendersi cura del corpo e soprattutto dare senso ricreando le cose, rigenerandole e integrandole tra loro».



Source link