“Italiano mi ha cambiato la vita. Torreira un esempio, Duncan amico vero. Mi ispiro a Van Dijk. Il mio fisico…”

“Italiano mi ha cambiato la vita. Torreira un esempio, Duncan amico vero. Mi ispiro a Van Dijk. Il mio fisico…”

Aprile 13, 2022 Off Di Adminb


Lunga intervista per il difensore brasiliano, che si racconta a 360°: “Tifosi viola? Mai visto niente del genere, qui è diverso. Sto benissimo a Firenze”

Intervista sul sito ufficiale viola per Igor, uno dei protagonisti del momento viola: “Il calcio per me significa amore, passione. Per me è la mia vita. La mia vita è legata al calcio. Da bambino volevo sempre giocare a pallone, e grazie a Dio ora sono un calciatore. Il calcio è sempre stato la mia vita“.  

IL PICCOLO IGOR“Sono cresciuto in una città piccola, a Bom Sucesso, nello stato di Minas Gerais, in una famiglia semplice e umile. Ho sempre voluto diventare un calciatore per cambiare la vita della mia famiglia e realizzare il mio sogno di giocare in una grande squadra, al livello top. Avevo molte difficoltà. Ma ho sempre lavorato, ho chiesto a Dio di aiutarmi. E sono grato di essere qua oggi“.

LA FAMIGLIA. “Il rapporto con la mia famiglia… Se non fosse per loro non sarei un uomo vero. Se sono alla Fiorentina oggi è grazie a loro. Mio padre e mia madre hanno lavorato tanto per me. Con tante difficoltà: non abbiamo sempre avuto soldi a casa, non abbiamo sempre avuto una vita bella, tranquilla. Abbiamo passato tante difficoltà. Ma sono grato, la mia famiglia è tutto per me. Sono una grande motivazione per me“.

CRESCERE NELLE DIFFICOLTÀ. “Per me non è una vergogna, è motivo di orgoglio.  Alcune volte nelle squadre in cui giocavo dovevamo andare a giocare in trasferta, e l’allenatore voleva i soldi per andare. E a casa mia non c’erano soldi. Quindi i miei genitori venivano da me e mi dicevano che non potevo andare. Piangevo e stavo male: a quell’età non sapevo come fosse la vita. Volevo questo, e lo volevo adesso. Ma non era così. Delle volte non avevamo carne da mangiare a casa, solo riso, fagioli e verdure. Era un periodo difficile. Ma sono grato per tutto questo: ho visto com’è la vita, ho visto che bisogna lavorare per guadagnare“. 

LA VITA DA CALCIATORE. “La mia vita è cambiata dall’acqua al vino, come si dice in Brasile. La mia vita è cambiata, e dopo ho cambiato la vita della mia famiglia, che è quello che ho sempre voluto: lavorare per cambiare la loro vita. Mia madre e mio padre mi hanno dato tutto quello che potevano darmi. Sono grato. Posso andare sempre avanti, guadagnare più cose e fare di più per loro“. 

I CAMBIAMENTI.I cambiamenti sono legati alla felicità. I rapporti con amici e famiglia non sono cambiati perché ora guadagno di più, ma semplicemente loro sono felici per me. Loro hanno visto tutto ciò che ho fatto per arrivare qua, fin da bambino, quando non ero niente. E adesso sono a questo livello, nella Fiorentina, in Serie A. Loro sono troppo contenti per me, e io ovunque vado li porto sempre con me.I cambiamenti sono legati alla felicità. I rapporti con amici e famiglia non sono cambiati perché ora guadagno di più, ma semplicemente loro sono felici per me. Loro hanno visto tutto ciò che ho fatto per arrivare qua, fin da bambino, quando non ero niente. E adesso sono a questo livello, nella Fiorentina, in Serie A. Loro sono troppo contenti per me, e io ovunque vado li porto sempre con me“. 

IL RAPPORTO CON DUNCAN. Lui è arrivato alla Fiorentina insieme a me. È uno di quegli amici veri. Di quegli amici che fai nel calcio che sono veri. L’ho detto anche a mia moglie: Alfred è un amico che mi ha dato Dio. Io sono brasiliano, lui è ghanese. E’ un’amicizia vera, siamo sempre insieme, parliamo di tutto. Quando non giocavo tanto, lui parlava con me. E quando lui ha avuto momenti in cui giocava meno, ed era triste, io ero sempre al suo fianco, a dirgli che può migliorare, che può fare di più e che il suo momento sarebbe arrivato. L’amicizia vera è questa: esserci non solo quando va tutto bene, ma anche nei momenti difficili. A dirgli che sai cosa può dare, dove può arrivare. E io sono con lui. È uno che ho voglio sempre accanto a me. È un amico vero, ora fa parte della mia famiglia“.

I SACRIFICI. “Questo mi rende orgoglioso. Sono cresciuto in una città piccola, nessun altro nella mia città è diventato calciatore professionista. Ho passato tante difficoltà nella mia vita, ma come ha sempre detto mio padre, se hai un sogno nella vita devi andare, devi lottare. Fin da piccolo ho sempre voluto giocare a calcio, ho sempre voluto arrivare al livello top, in una grande squadra. Ho lavorato per questo. Dei giorni pioveva e andavo ad allenarmi da solo, dei giorni mi mettevo d’accordo con gli amici per allenarsi, arrivava il giorno e non veniva nessuno. In un periodo giocavo in una squadra lontana dalla mia città, tutti tornavano a casa, ma io non potevo perché non avevo soldi. Questo ti fa diventare forte. Ti fa pensare che davvero vuoi arrivare a quel punto. Magari per qualcuno sono sacrifici semplici, per me non lo erano. Ho visto tanta gente fare tante cose. Ho visto amici andare in discoteca, e io rimanevo a casa. Alcuni amici facevano il weekend via, a casa di amici, ma io rimanevo al centro sportivo. Alcuni non avevano voglia di allenarsi, e io facevo mattina e pomeriggio. Sono sacrifici che ho fatto e faccio anche oggi, che mi fanno diventare più forte. Sacrifici che mi fanno diventare un esempio per i bambini della mia città e per la mia famiglia. Sono felice di questo. Ogni sacrificio che ho passato, lo rifarei tranquillamente“.

PASSAGGIO IN EUROPA. “All’inizio è stato difficile abituarsi, con la lingua, il cibo, la gente, il freddo. Molto difficile. Ma ho sempre cercato di abituarmi velocemente. Sono stato in Austria 3 anni. I primi sei mesi sono stati difficili, ma dopo mi sono abituato, ho portato qui la mia famiglia e loro mi hanno aiutato tanto. Sono grato per tutto quello che ho imparato lì. Quando esci dal tuo paese devi imparare velocemente una nuova cultura. Io ho cercato di farlo velocemente. Poi mi sono trovato bene“. 

IL RAPPORTO CON IL BRASILE. “È il mio paese, rappresenta la mia vita, mi manca tantissimo. La mia famiglia, specialmente la mia città, è quello che mi manca di più. Stare in Brasile è sempre bello e non vedo l’ora di potere andare“.

RUOLO. “Non ho sempre fatto il difensore. Fino ai 16 anni giocavo a centrocampo. Poi un allenatore mi ha messo una partita da difensore centrale. Ho fatto una grandissima partita e non mi ha più fatto tornare a centrocampo. Ho fatto bene e non mi sono più spostato“.

LA CRESCITA. Sono grato a mister Italiano che ha visto queste mie qualità, ha visto il lavoro tutti i giorni, tutta la settimana. Cerco sempre di lavorare, per migliorare e crescere. Cerco di stare bene con la testa, perché l’opportunità arriva quando meno te l’aspetti. Lo so che nel calcio le cose cambiano velocemente. Ho avuto due anni un po’ difficili qui a Firenze, non perché stessi male, ma nel calcio ci sono delle cose fuori dal tuo controllo: devi aspettare il tuo momento e lavorare duro. E adesso sono grato perché tutto ciò che ho aspettato sta arrivando: la continuità, il minutaggio, le partite. Giocare, migliorare. Sto cercando di migliorare sempre di più, voglio diventare un difensore forte. So che ora devo ancora fare tanta strada. Ma sono contento di questo momento“. 

MISTER ITALIANO. “Posso dire che ha cambiato la mia vita. Fin da quando è arrivato mi diceva cosa dovevo cambiare, su cosa dovevo migliorare. Io sono un ragazzo che ascolta tutti. Anche chi è più giovane di me: vedo se posso imparare qualcosa. Il mister ha sempre parlato con me, mi ha detto quello che voleva, quello su cui dovevo migliorare. Faccio sempre il massimo per crescere“. 

LA FIDUCIA DI PRESIDENTE E SOCIETÀ.Prima di tutto, per venirmi a prendere dalla SPAL, dopo sei mesi in Italia, e portarmi alla Fiorentina, il direttore Barone e il direttore Pradè mi hanno dato una fiducia enorme. Sono grato a loro e al Presidente già per questo. E dopo sono arrivato in una squadra come la Fiorentina, che prima guardavo in TV, e mi sono detto: ‘devo lavorare ancora di più per ripagare la fiducia e far vedere la mia gratitudine per essere a Firenze’. Sono grato alla dirigenza e al presidente Commisso per questa fiducia, e spero di ripagarlo dando il massimo in campo“.

IL RAPPORTO CON I TIFOSI. “Giuro che non ho mai visto una cosa così. E’ diverso. Sono molto felice a Firenze. Quando arrivi a Firenze e vedi come i tifosi ti fanno sentire importante, è una cosa diversa. Puoi giocare ovunque, ma quando sei a Firenze e giochi nella Fiorentina è un qualcosa di diverso. Quando vengo alla partita, quando mi alleno, vedo i tifosi che salutano, che abbracciano, che vogliono le foto. E’ un qualcosa di diverso a Firenze. Sono molto felice del rapporto con i tifosi e con la città di Firenze, sono nel mio cuore“.

IL TEMPO LIBERO. “Riposo tanto. Gioco alla play con mio fratello, sto con la mia famiglia. Ma soprattutto mi piace stare tranquillo. Non mi piace andare in giro, mi piace stare tranquillo, sdraiato a casa, a chiacchierare con amici o a giocare a FIFA o Call of Duty. Mi piace stare a casa tranquillo“.  

QUEL DOPPIO PASSO. “Ho fatto quel doppio passo con la Salernitana… Non lo so cosa volevo fare (ride, ndr)! Mi ricordo che ho recuperato palla, mi sono guardato intorno e non ho visto nessuno. Ho detto faccio un dribbling almeno se si avvicina qualcuno gli passo la palla. Ho iniziato a fare i doppi passi, all’inizio non c’era nessuno, poi è arrivato l’avversario e mi ha preso la palla. Meno male che la palla è uscita… Ma dopo il mister, Torreira, Callejon, Milenkovic, un po’ tutti hanno iniziato ad urlare contro di me: ‘Cosa stai facendo!?’ E io dentro di me pensavo: ‘Mamma mia cosa ho fatto…’ All’inizio i tifosi facevano ‘Oooohh!’ poi ho perso la palla e tutti: ‘Ma che fa!?’. Qualche giorno dopo mi chiama il mister. in allenamento e mi dice, scherzando: ‘Se lo fai di nuovo non giochi più’. Io gli ho detto che non l’avrei più fatto, e lui mi ha risposto che scherzi a parte avevo giocato bene e che dovevo continuare così. Succede, in quel momento lo so che non devo fare quello a centrocampo. È successo e ho imparato la lezione”.

IMPARARE DAI COMPAGNI.Possiamo sempre imparare, da tutti. Da quelli più bravi e da quelli meno bravi. Cerco sempre imparare da tutti in allenamento o in partita, dai miei compagni o dai miei avversari. Questo ti fa diventare più forte, ti fa diventare più intelligente. E devi sapere quando è il momento di dire ‘quello è più forte di me’. E per essere più forte di lui devo iniziare col fare quello che fa lui. Ci sono tanti compagni da cui imparare, li potrei nominare tutti, ma voglio menzionare Torreira. Non solo perché ha l’esperienza di aver giocato in Premier League, ne La Liga, in due grandi squadre, ma per il suo modo di giocare, la sua intelligenza e la sua fame, è fortissimo. Fino a qualche anno fa un giocatore piccolo faceva fatica a giocare, ma con lui non cambia niente. Quando entra in campo lascia la vita sul campo. È intelligente con la palla, senza palla sa dove deve essere nel momento giusto. È un calciatore di alto livello, gioca in Nazionale, fa i Mondiali, ma ha una semplicità e un’umiltà da ammirare. Io lo guardo sempre e provo ad imparare da lui. Per me è un esempio. È giovane ma la testa, la mentalità, la fame, in ogni allenamento e partita, dare sempre tutto… Per me è un esempio per tutto”.

GLI IDOLI. “Il mio idolo da piccolo era Ronaldinho, e poi Messi. Loro sono i miei due grandi idoli nel calcio. Ora quello che guardo di più è Van Dijk, il difensore del Liverpool. È diventato il difensore più forte del mondo, basta guardare una partita per capirlo. Cerco sempre di guardare le partite di Van Dijk, per vedere la sua intelligenza, il suo posizionamento. È uno che da difensore io devo seguire sempre, per migliorare e diventare forte“.

LA BICICLETTA. “Uso la bici dai tempi della SPAL. Facevo tre chilometri di bici ad andare e tornare dall’allenamento quando ero alla SPAL. La passione per la bici viene anche dalla mia infanzia. Nella mia città andavo a piedi all’allenamento, erano 4 chilometri. Non è mai stato un problema per me, vengo da una famiglia semplice. Ho regalato io la prima macchina a mio padre, aveva più di 40 anni. Andare a piedi o con la bici non è un problema per noi. La bici mi ha aiutato tanto, era lontano il centro sportivo della SPAL. Qui a Firenze sono più vicino, e sto cercando anche di fare la patente. La bici è una compagna della vita“.

SEGRETI PER LA CURA DEL CORPO. Il segreto è lavorare sempre. Non deve arrivare mai un giorno in cui pensi di stare bene come sei. La mia mentalità è che posso fare sempre di più. Ci sono stati dei giorni in cui ero stanchissimo, morto dai dolori fisici e mentali, con la testa pesante, ma anche così mi sono allenato, anche così ho fatto allenamento personalizzato da solo. Questo fa la differenza. Non è che sono diventato grosso perché ho bevuto qualcosa o ho fatto troppa palestra. C’è predisposizione, però io ho iniziato a fare palestra a 15 anni e non mi sono mai fermato. Facevo l’allenamento e poi palestra. Fondamentale è che lavoro anche a casa: non solo l’allenamento al centro sportivo. Quando ci alleniamo la mattina poi il pomeriggio faccio a casa, e viceversa. Se uno lavora tanto, facendo ogni giorno qualcosa di diverso, i risultati arrivano“.

GESTIRE LA PRESSIONE. Una volta avevo più paura. A 16-17 anni in Austria. Ma penso che la cosa importante sia di rimanere concentrati. Se sei concentrato sul campo, quello che lo circonda non ti ruba l’attenzione. Vedi la gente intorno al campo ma sei concentrato solo sul campo. Adesso per me quando giochiamo fuori casa contro uno stadio pieno di gente, a me fa benissimo, mi venire voglia di giocare una grande partita. Quando si inizia a giocare in prima squadra la pressione si sente. Non è che non si sente. Ora so giocare con la pressione, ma prima da piccolo quando sono arrivato in prima squadra la sentivo. Quando sei giovane giochi magari davanti a 500 persone, poi vai in prima squadra e giochi davanti a 20, 30, 50 mila persone. La base è rimanere concentrati. Se sei concentrato non vedi quello che succede fuori“.

LA SERIETÀ. “Essere seri è importante. La serietà dimostra una personalità forte. Io sono serio, ma rido sempre, faccio scherzi, mi diverto. Ma dipende dal momento. Cerco sempre di stare attento a tutto ciò che ho intorno. Tutto ha il suo momento: essere seri, tranquilli o ridere. Con gli amici, con Duncan, siamo sempre a ridere“. 

IGOR TRA 20 ANNI. A 44 anni? Mi vedo in Brasile a riposare. Penso di lavorare nel calcio. Non l’allenatore, ma tipo procuratore, ed aiutare i bambini della mia città. Spero di stare bene, vivere tranquillo e recuperare tutto il tempo perso lontano dalla mia famiglia e dai miei amici. Stare al mare, tranquillo“. 



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